Meglio di niente!

Mentre mangio una porzione di biscotti per cena, ho deciso che non ne posso più. Sì, perché anche non poterne più è una scelta. E così scrivo questo post, per sfogarmi con i tanti disoccupati che capiranno ogni singola parola di questo post. (oppure si riconosceranno nei luoghi comuni che ho scritto in corsivo)

Questo mese mi sto impegnando per essere assunta come tirocinante in un'azienda. "Dai!! Evviva!!"
Circa 400 € mensili per un full time. "Beh, meglio di niente" "E' pur sempre uno stipendio fisso" (per 3 mesi addirittura!! - aggiungo io).
E ti dirò, un po' ne sono felice.
Ma ciò che mi rende felice è probabilmente anche la cosa più triste che mi sia capitata: accontentarmi.
E' che ormai non capisco più quando sono felice davvero e quando invece mi sto solo accontentando, perché l'importante è diventato sopravvivere.

Sopravvivere è la parola d'ordine.
(D'altronde vizi non ne ho, non potrei permettermeli anche volendo).

La mia mente è così amalgamata al pensiero comune del meglio di niente, che qualsiasi QUALSIASI cosa, è ormai necessariamente davvero meglio di niente. Ma è realmente così? Davvero fare un tirocinio a 28 anni dopo una laurea conseguita quattro anni fa, è meglio di niente?
"C'è di peggio!" Ma perché deve essere la paura del peggio a muovere i miei passi e non piuttosto il desiderio del meglio?
"Vai all'estero" Altra frase simpatica. Il problema di andare all'estero è che non tutti sono portati a farlo (e non tutti possono permetterselo). C'è chi se la sente e chi no. C'è chi lo fa e poi torna indietro. C'è chi non lo fa e lo rimpiange. Ma la soluzione è davvero mollare tutto e tutti per partire? Magari per andare a fare la cameriera in un ristorante (a quel punto lo faccio qui, infatti). "Beh, ma almeno sei all'estero e impari una lingua nel frattempo" o "L'Inglese è la lingua universale, ti apre molte porte". Studio lingue fin da quando sono bambina e alla fine mi sono pure laureata in Inglese. Le uniche porte che mi si sono aperte finora sono quelle del Centro per l'Impiego.

"E allora non lamentarti". Ah no! Sia mai lamentarsi. Passi per il nullafacente, per il mantenuto, per il solito rompipalle. Sia mai cercare di far valere i propri sogni. Sia mai cercare di far valere i propri diritti.
Abbassare la testa e ingoiare il boccone amaro, anzi amarissimo.

Io non so più quali siano ormai i miei veri sogni.
La disoccupazione li ha tramortiti, li ha insultati, li ha scherniti e alla fine loro si sono nascosti, per la vergogna e la paura di non essere mai realizzati.